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5 obiezioni da sfatare sull’acquisto di liste di email

Grafica di un documento aziendale e alcuni simboli che rappresentano le obiezioni e i dubbi sull'email marketing

L’email marketing professionale è uno strumento di comunicazione intramontabile e le liste di contatti business sono essenziali per raggiungere mercati specifici. Approfondiamo alcuni dubbi e obiezioni sull’acquisto di liste email, derivanti spesso da luoghi comuni privi di fondamento.

Key Takeouts – Quello che devi sapere su questo contenuto, in breve

No, se considerato per quello che è: un investimento scalabile. I database BTOMAIL sono ceduti a titolo definitivo e diventano un patrimonio aziendale. Se utilizzati con metodo, possono ripagarsi già dopo i primi invii.

Gestire 2.000 o 50.000 contatti richiede praticamente le stesse risorse operative. Ciò che fa la differenza non è la quantità, ma la qualità del database e la segmentazione del target. Per iniziare al meglio consigliamo liste email da almeno 10.000-15.000 anagrafiche.

No, non necessariamente. Una campagna DEM B2B genera conversazioni qualificate, non richieste casuali. Servono tre elementi: database verificato, piattaforma di invio adatta e metodo. Le interazioni sono tracciabili, progressive e modulabili nel tempo.

No, se si segue un metodo. Nel B2B è fondamentale focalizzarsi sui problemi concreti del target e proporre una soluzione chiara. La prima email deve essere breve, diretta e orientata a un beneficio reale.

Sì. Le caselle come info@ o commerciale@ sono spesso collegate direttamente ai decisori aziendali e sono meno soggette a obsolescenza rispetto agli indirizzi personali. Inoltre, trattandosi di dati pubblici riferiti a persone giuridiche, non è richiesto consenso preventivo per inviare comunicazioni nel rispetto della normativa europea (GDPR).

Obiezioni e liste email: questione di scelte

Nella propria vita professionale trovarsi di fronte a dubbi e scelte da compiere è consueto, fa parte del gioco e ci spinge – in ultima istanza – ad avvicinarci il più possibile a una condizione di ottimo paretiano.

È inevitabile: si opta per uno strumento piuttosto che un altro, si avvia una collaborazione con un fornitore a discapito degli altri, si seleziona una nuova risorsa escludendo, di fatto, tutte le altre che si erano candidate per la stessa posizione.

Che si tratti di una scelta dalla quale dipende l’esito di interi progetti o di una decisione di minore impatto, avente importanza secondaria, si cerca di tener conto di tutte le variabili per ottenere il miglior risultato possibile.

Porsi domande e armarsi di un cauto scetticismo è naturale, ce lo insegna anche il metodo scientifico. A volte, tuttavia, si tende a mettere da parte le valutazioni obiettive, finendo per precludersi un’attività in maniera aprioristica, senza il supporto di argomentazioni reali e fondate.

In questo approfondimento ci leghiamo a queste dinamiche – tipicamente umane – per esplorare cinque soluzioni ad altrettante obiezioni legate all’acquisto di liste email B2B (Business-to-Business).

1. Obiezione #1: L’acquisto di liste email è costoso?

Quella relativa ai costi esosi è la prima delle obiezioni all’acquisto di liste email che vedremo oggi. Lo diciamo subito: non è così. L’acquisto di una banca dati con indirizzi email B2B costituisce un investimento scalabile ed economicamente sostenibile, che dà i suoi frutti nell’immediato, ma anche nel medio-lungo periodo.

I database BTOMAIL sono ceduti a titolo definitivo

Ogni elenco di contatti business BTOMAIL è ceduto a titolo definitivo. Nessun abbonamento, nessun vincolo: il database diventa un patrimonio di dati per la tua impresa.

Ogni lista email è ricavata sulla base dei clienti-tipo della tua azienda e validata al momento dell’acquisto per garantirti i massimi tassi di consegna e conversione. Di solito, se si opera in maniera corretta – seguendo, per esempio, gli approcci e le best practices inclusi nel nostro manuale operativo – l’investimento si ripaga con pochi invii.

Il vantaggio di lavorare con una lista di indirizzi email B2B è legato anche alla possibilità di individuare in breve tempo il proprio target di riferimento. Così, diventa più semplice ampliare la platea di interlocutori: migliaia di potenziali fornitori, aziende partner o nuovi possibili clienti raggiunti in pochi click.

Perché i database email B2B diventano un patrimonio per l’azienda?

2. Obiezione #2: Nell’email marketing ci sono troppi contatti da gestire

Simboli di obiezioni e numero 2 posto al centro

Per costruire un elenco email realmente funzionale per le tue campagne di email marketing è necessario valutare la numerosità dei contatti presenti al suo interno.

Innanzitutto, il numero di indirizzi email presenti nella lista email acquistata deve essere adatto al tipo di attività, agli obiettivi economici e all’offerta di un’impresa. Ciò significa che più un’azienda propone un prodotto e/o un servizio di nicchia, più il suo target di riferimento sarà ristretto.

Quanti contatti servono per iniziare?
Per l’organizzazione di una campagna DEM professionali, il nostro consiglio è di partire da una elenco di email che contenga un minimo di 10.000-15.000 destinatari. Si tratta di una quantità stabilita sulla base di dati precisi in termini di valori quali tassi di apertura, clic, interazione, e così via.

Database per l’email marketing professionale: qual è la quantità ideale di contatti?

Lavorare con un database email che contiene migliaia di contatti può sembrare una sfida troppo grande e dispendiosa. Tuttavia, per un’azienda, gestire un database di destinatari da 2.000 o 50.000 unità richiede pressoché lo stesso tempo e le stesse risorse

Indipendentemente dalla numerosità degli indirizzi nella propria mailing list, quindi, il punto focale rimane creare contenuti di valore, adeguati alle specificità del proprio target di riferimento.

3. Obiezione #3: Non ho personale interno per gestire tutte le richieste

Simboli di obiezioni e numero 3 posto al centro

Questa obiezione nasconde un paradosso. Temere di non avere personale sufficiente per gestire le richieste generate da una campagna email è, nella maggior parte dei casi, un falso problema. Se un’iniziativa funziona e produce nuove opportunità commerciali, è poco utile concentrarsi sui “problemi” che potrebbe portare invece che sui vantaggi che sta generando per il proprio business.

Nel B2B (Business-to-Business), inoltre, l’email marketing non è solito creare un sovraccarico improvviso e ingestibile. Una campagna DEM professionale attiva prevalentemente conversazioni qualificate con aziende realmente in target. Le richieste casuali o fuori contesto sono davvero poco frequenti.

Servono davvero grandi risorse interne?

Per avviare una campagna email B2B servono tre elementi: un database verificato e profilato, una piattaforma di invio adeguata e un metodo chiaro. Non è necessario un reparto marketing strutturato, ma un processo ben definito. Le interazioni sono tracciabili e possono essere gestite in modo progressivo. Inoltre, i volumi di invio sono modulabili: si può procedere per blocchi, effettuare dei test, misurare e poi scalare.

In definitiva, il vero rischio per un’impresa che opera in ambito B2B non è dover gestire troppe richieste, ma non generarne abbastanza con continuità. Le campagne email professionali trovano la loro utilità proprio in questo, per inserirsi stabilmente come una nuova fonte di contatti qualificati.

4. Obiezione #4: Non so cosa scrivere nelle mie email / Non so ogni quanto inviare le campagne DEM

Simboli di obiezioni e numero 4 posto al centro

Uno degli errori più comuni è pensare che per fare email marketing servano contenuti particolarmente complessi. Nel B2B non vince chi scrive di più, ma chi scrive con un metodo.

Come approfondito nel nostro manuale operativo “Email a Freddo”, una campagna efficace parte sempre da tre passaggi preliminari: Prospettiva, Ricerca e Settore (PRS). Prima ancora di scrivere, quindi, è fondamentale chiedersi:

  1. Chi riceverà l’email?
  2. Quali sono i suoi problemi concreti (pain point)?
  3. Perché dovrebbe interessarsi proprio a questo contenuto?

Una campagna a freddo non deve “raccontare tutto”, ma attivare curiosità e aprire una conversazione.

Cominciando con una prima email di presentazione, accattivante e sintetica, sono tanti i tipi di contenuti che un’azienda può inviare ai propri destinatari. Ecco alcuni esempi:

  • la risoluzione di un problema in cui l’audience di riferimento può riconoscersi;
  • una case study di un proprio cliente;
  • una novità di mercato del settore;
  • un topic del momento;
  • il perché una soluzione ha funzionato mentre un’altra no;
  • una nuova normativa;
  • contenuti specifici in base a ricorrenze come Natale, Capodanno, Pasqua, e così via.

Come deve essere la prima email?

Chiara, diretta e focalizzata su un beneficio concreto. Non un elenco di caratteristiche tecniche, ma la risposta a un problema reale del destinatario.

Anche la frequenza di invio deve seguire una logica strategica. Nel B2B è meglio tenersi tra le 2 e le 6 comunicazioni al mese, purché coerenti e di valore. La costanza è più importante dell’intensità: meglio un piano editoriale strutturato che invii sporadici e improvvisati.

Infine, la parte tecnica non è secondaria. Ogni campagna deve includere:

  • informativa sul trattamento dei dati;
  • possibilità di disiscrizione chiara e visibile;
  • impostazione corretta del mittente e della reputazione del dominio.

Come creare una campagna email B2B nel rispetto del GDPR

5. Obiezione #5: Le email aziendali generiche non convertono

Simboli di obiezioni e numero 5 posto al centro

Contrariamente a quanto si pensa, usare un elenco di email aziendali generiche comporta numerosi vantaggi, particolarmente funzionali nel caso dell’email marketing B2B. Le caselle di posta generiche e di dipartimento (come info@, commerciale@, marketing@, nomeazienda@gmail.com, aziendasrl@libero.it, etc.) hanno un potenziale elevato e sono spesso sottovalutate.

Innanzitutto, oltre ad essere aperte e lette all’interno delle aziende, queste caselle di posta generalmente non cambiano mai, il che le rende molto meno soggette a obsolescenza. Inoltre, soprattutto nelle microimprese e PMI, sono quasi sempre collegate a quelle dei responsabili o dei titolari delle aziende. Impiegarle significa, quindi, entrare realmente in contatto con un’azienda e intercettare le sue figure chiave.

In secondo luogo, i dati pubblici di persone giuridiche non sono soggetti a restrizioni in base al GDPR. Ciò significa che non è richiesto il consenso preventivo per il loro utilizzo. Di conseguenza, se gli indirizzi email di aziende e professionisti sono pubblici, essi possono essere usati per scopi di marketing senza problemi.

Email marketing di successo con le email aziendali generiche: le linee guida da seguire

Perché scegliere BTOMAIL per l’acquisto di liste email

Dopo aver sfatato queste false credenze sull’acquisto di liste email, è il caso di soffermarci sui vantaggi direttamente legati ai database verificati BTOMAIL.

La cosa più importante è che ci impegniamo da oltre 11 anni per mettere a disposizione dei nostri clienti il database email B2B più grande e completo sul mercato italiano. Indirizzi email validati e garantiti al 100% che rappresentano la base da cui partire per realizzare campagne di email marketing davvero proficue.

Generando database personalizzabili abbiamo sviluppato anche una formula vincente per il loro utilizzo, un insieme di risorse correlate all’acquisto della banca dati, necessarie per sfruttare al massimo il potenziale di queste ultime.

Formazione, ascolto e supporto costante sono parte della nostra vocazione. Inizia dalla selezione del tuo target e scopri quanti nuovi clienti puoi raggiungere.

Redazione BTOMAIL Blog
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